
Paura di non dormire: come Giacomo è tornato a dormire
La paura di non dormire può nascere da un giorno all'altro, anche quando il motivo iniziale sparisce. È quello che è successo a Giacomo, uno studente universitario che ho seguito nel percorso Sonno Facile: una diagnosi sbagliata gli ha tolto il sonno e, anche quando ha scoperto che era tutto a posto, il sonno non è tornato.
Se anche tu conti le ore che mancano prima di andare a letto, rinunci a uscire la sera o eviti gli impegni del mattino perché temi di non riposare, la sua storia ti riguarda da vicino. Perché il meccanismo che lo ha tenuto sveglio per mesi è lo stesso che vedo ogni giorno nelle persone che mi contattano, a qualsiasi età.
In questo articolo ti racconto come è nata la sua insonnia, cosa lo teneva intrappolato e cosa lo ha aiutato davvero a tornare a dormire bene.
Come nasce la paura di non dormire: la storia di Giacomo
A maggio del 2025 Giacomo doveva operarsi al ginocchio. Durante i controlli di routine prima dell'intervento, da un elettrocardiogramma gli è stata fatta una diagnosi di un problema al cuore potenzialmente serio.
Puoi immaginare cosa è successo. Quel pensiero lo accompagnava tutto il giorno e, ovviamente, anche di notte. Dormiva poco, male, sempre con quella preoccupazione in testa.
Poi ha fatto ulteriori visite e gli hanno detto che la diagnosi era sbagliata. Il peso se n'era andato. Finalmente era "libero" di dormire bene. Eppure non ci riusciva.
Quando il problema sparisce ma l'attenzione sul sonno resta
È qui che succede una cosa che conosco bene. Nelle settimane di preoccupazione Giacomo aveva iniziato a fare molta attenzione a come dormiva. Tolto il problema al cuore, quell'attenzione è rimasta.
Durante il giorno pensava spesso al fatto di dormire poco. Poi, verso metà maggio, sono arrivate due o tre notti quasi completamente in bianco. E da lì il sonno è diventato il suo pensiero fisso, anche perché in quel periodo le lezioni erano finite, gli esami non erano ancora iniziati e la sua mente non aveva altro su cui concentrarsi.
Il risultato: quattro o cinque ore a notte, a volte anche meno. Si era convinto che senza dormire non sarebbe mai riuscito a studiare, e questo gli ha rovinato anche la sessione d'esami.
Ansia da prestazione per il sonno: quando dormire diventa un esame
Il momento peggiore per Giacomo è stato l'estate. In vacanza al mare, con ancora meno cose a cui pensare, il problema è addirittura peggiorato.
Già dal primo pomeriggio iniziava a contare quante ore mancavano prima di andare a letto. Affrontava la notte come se dovesse sostenere un esame all'università. Questo lo agitava, andava a letto in tensione e non dormiva.
Era in vacanza con gli amici e vederli addormentarsi in pochi secondi, svegliarsi e riaddormentarsi subito, lo faceva sentire ancora peggio. Da lì è nata anche la paura di viaggiare, di dormire fuori casa con altre persone che dormono bene mentre tu sei lì che fai fatica.
Le rinunce che sembrano proteggerti
Nei primi mesi Giacomo rinunciava spesso a fare cose la sera perché la notte prima non aveva dormito. Oppure cercava in tutti i modi di evitare impegni presto la mattina, per non doversi svegliare presto.
Come mi ha detto lui stesso, da giovane studente non è normale rifiutarsi di svegliarsi alle sette del mattino per paura di non dormire la notte prima. Aveva già visto i miei video durante l'estate, ma sperava che il problema passasse da solo. A settembre, visto che non passava, mi ha contattato.
Perché più cerchi di dormire e meno dormi
Giacomo ha detto una cosa che ripeto spesso: l'insonnia è forse l'unico problema che peggiora quanto più ti impegni a risolverlo.
Il motivo è semplice. Il sonno è passivo. È uno stato in cui ci abbandoniamo mentalmente, fisicamente ed emotivamente: lasciamo andare. Se invece vuoi il sonno a tutti i costi, la tua mente resta attiva per cercare di dormire, e così non riesci a fare quel passaggio.
Togliere il telefono, il caffè, la televisione
Quando hai paura di non dormire inizi a provare di tutto: cambi l'orario in cui vai a letto, mangi in modo diverso, togli la televisione, togli il telefono, togli il caffè.
Attenzione: stare al telefono fino a un minuto prima di dormire non va bene. Ma quando c'è la paura di non dormire, il problema non è più quello. Ogni cosa che togli diventa un'aspettativa: "adesso tolgo anche questo, quindi dovrei addormentarmi". E se non funziona, la paura cresce. "Se ho tolto tutto quello che si dice di togliere e ancora non dormo, allora c'è qualcosa di più serio." E il circolo vizioso si stringe.
Come superare la paura di non dormire: cosa ha aiutato Giacomo
I miglioramenti sono arrivati quasi subito. Per far andare via definitivamente la paura ci è voluto più tempo, con alti e bassi, ma i periodi in cui dormiva tranquillo sono diventati sempre più lunghi. Ecco i punti che per lui hanno fatto la differenza.
- Vivere nonostante l'insonnia. Anche se dormi poco, porti a termine la tua giornata e tutti gli impegni che ti sei dato. Magari con mal di testa e sonnolenza, ma li fai. E quando la sera vai a letto pensi: "anche se dormo meno di quello che dovrei, ce la faccio lo stesso". Questo toglie tantissima pressione. Più rinvii e annulli, invece, più ti fai del male.
- Accettare le notti in cui dormi poco. Quando vedi che puoi vivere anche dopo una notte quasi in bianco, riesci a stare a letto senza agitarti. Prima Giacomo viveva ogni notte storta come un disastro. Poi ha capito che non tutta la sua giornata dipendeva da come aveva dormito.
- Non attaccarsi ai risultati. Per lui è stata la parte più difficile. Quando torni a dormire bene hai paura di perdere i progressi e speri ogni sera che continui. Ma se ti aggrappi troppo ai risultati, la prima notte storta rischia di far ripartire tutto il circolo.
- Avere il supporto di chi ci è già passato. Parlando con amici e conoscenti Giacomo sentiva sempre le stesse risposte: "sarai stressato", "sarà il caldo". In realtà era semplicemente la paura di non dormire. Potermi scrivere, raccontare le preoccupazioni e ragionare in modo più lucido sui traguardi raggiunti lo ha aiutato ad attenuarle.
Il mito delle 8 ore di sonno e la ricerca del sonno perfetto
Secondo Giacomo uno dei motivi principali per cui si entra in questo circolo è cercare informazioni su internet dopo qualche notte andata male. Lì trovi la fissa delle otto ore: se non dormi otto ore, chissà cosa ti succede.
Oggi lui dorme bene e dorme meno di otto ore, semplicemente perché non sente il bisogno di dormire di più. Ci sono persone che dormono meno, sono in ottima salute e non ci pensano nemmeno.
Mi contattano anche ragazzi che vanno in palestra. Nel mondo del fitness si dice, giustamente, che il sonno serve a recuperare la fatica e a costruire la muscolatura. Così qualcuno che dormiva meno di otto ore si è messo in testa di dormire di più, ha cambiato abitudini e orari e ha finito per dormire ancora meno. Da lì sono nate la preoccupazione e l'insonnia, in persone che prima non avevano nessun problema.
Ascolta il tuo corpo. Se ti servono otto ore, è giusto dargliele. Ma se con sette o sette ore e mezza ti svegli riposato e hai energia durante il giorno, quello è il tuo bisogno ed è inutile forzare.
L'insonnia non ha età: perché colpisce anche i giovani
Tanti giovani mi contattano per questo problema, e molte persone se ne stupiscono. Una signora, durante una chiamata, si è meravigliata proprio di quanto fosse giovane Giacomo.
Il motivo è che l'insonnia di cui parliamo non è una questione fisica, ma mentale. È vero che magari a settant'anni si dorme peggio che a venticinque, ma la paura che scatta dopo qualche notte storta e il meccanismo che ne segue possono colpire a qualsiasi età.
Da giovani forse è un po' più facile uscirne, perché magari hai meno responsabilità, non hai figli da seguire e reggi meglio fisicamente qualche notte in cui dormi meno. Ma può capitare a tutti.
Oggi Giacomo dorme bene: il confronto tra due estati
Quest'anno Giacomo è andato in vacanza e ha dormito benissimo, anche in una stanza con altre persone. In una decina di giorni c'è stata una sola notte storta, perché aveva mangiato tantissimo e pesante. La notte dopo ha ripreso a dormire bene.
Un anno prima, quella sola notte avrebbe riattivato tutto e gli avrebbe rovinato il resto della vacanza. Questa volta è riuscito a isolarla.
Le notti in cui si dorme male per qualche pensiero capitano a tutti. La differenza sta in quanto ci pensi il giorno dopo. Oggi, quando gli capita, Giacomo ci pensa cinque secondi la mattina e poi vive la sua giornata normalmente. Esattamente come faceva prima dell'insonnia: alla fine al sonno bisognerebbe pensarci un quarto d'ora prima di andare a letto. Senti sonno, sei stanco, vai a letto. Basta.
Domande frequenti
La paura di non dormire può durare anche se il motivo iniziale è sparito?
Sì. Nel caso di Giacomo la diagnosi sbagliata è stata solo l'innesco. Anche dopo aver scoperto che era tutto a posto, l'attenzione sul sonno è rimasta ed è stata lei a mantenere l'insonnia.
Togliere telefono e caffè aiuta a dormire?
Sono abitudini che aiutano a dormire meglio quando non hai paura di non dormire. Se la paura c'è, ogni cosa che togli diventa un'aspettativa e, se non funziona, la paura aumenta.
Bisogna dormire per forza 8 ore?
No. Se ti svegli riposato e hai energia durante il giorno, il tuo bisogno di sonno è soddisfatto anche con meno ore. Forzare il sonno per dormire di più può far nascere proprio l'insonnia.
Cosa fare dopo una notte in cui ho dormito male?
Vivi la tua giornata come avevi previsto, senza annullare impegni. Più tieni l'attenzione sul sonno durante il giorno, più arrivi alla sera in tensione.
Vuoi liberarti anche tu dalla paura di non dormire?
La storia di Giacomo mostra che il sonno torna quando smetti di trattarlo come una prestazione e ricominci a vivere nonostante l'insonnia.
Se vuoi il mio aiuto per fare lo stesso percorso, prenota una chiamata strategica gratuita di 30 minuti. Capiremo insieme cosa sta tenendo la tua attenzione sul sonno e valuteremo se il percorso Sonno Facile è adatto a te.

