
Insonnia tornata all'improvviso? Perché non sei da capo
L'insonnia tornata all'improvviso, dopo settimane o mesi in cui dormivi bene, è una delle esperienze più destabilizzanti che si possano vivere. Magari stavi pensando: "Ok, finalmente ce l'ho fatta, è acqua passata". E invece eccola di nuovo lì. Un'altra notte in bianco, la paura di non riuscire a dormire e la sensazione di essere tornato al punto di partenza.
Se ti è successo, oggi voglio spiegarti esattamente perché succede. E soprattutto perché non significa affatto che sei tornato al punto di partenza.
Io sono Diego Sommavilla, un ex insonne, e oggi sono coach specializzato sull'insonnia e fondatore della Scuola del Sonno. Ho accompagnato oltre 400 uomini e donne, tra cui anche medici e psicologi, a liberarsi dell'insonnia e della paura di non riuscire a dormire. Questa frase me la sento ripetere spesso: "Diego, avevo risolto, dormivo benissimo da mesi e poi è ricominciato tutto da capo, senza nessun motivo".
Perché l'insonnia torna dopo mesi che dormivi bene?
Partiamo da un ragionamento che fanno in tanti. Se l'insonnia fosse un problema fisico, una volta risolta non dovrebbe più ripresentarsi, giusto? E invece capita che torni. E quando torna sembra avere la stessa intensità del primo giorno.
Ma proprio questo vai e vieni del sonno è la prova che quello che stai vivendo non è un problema strutturale. Il tuo cervello non è una macchina che funziona per un po' e poi si rompe di nuovo a caso. Se fosse davvero un problema fisico, sarebbe costante, lineare. Non un'altalena.
Il fatto che l'insonnia vada e venga ti sta dicendo qualcosa di molto preciso: in certi momenti il tuo sistema nervoso torna in uno stato di allerta, di iperattivazione.
Il ruolo del sistema nervoso nel ritorno dell'insonnia
Ecco il punto centrale, quello che ripeto sempre. Alla base dell'insonnia cronica non c'è la perdita della capacità di dormire. C'è un sistema nervoso che ha cominciato ad accendersi nel momento sbagliato, proprio quando dovrebbe invece spegnersi.
E questo accendersi non è casuale. È una reazione che il tuo corpo ha imparato in un preciso momento della tua vita e che può riattivarsi ogni volta che qualcosa, anche di minimo, gli ricorda quella situazione.
L'evento scatenante e l'impronta che lascia
Pensaci un attimo. Quasi sempre all'origine della tua insonnia c'è stato un evento scatenante:
- un periodo di forte stress;
- un lutto;
- la nascita di un figlio;
- un cambio di casa;
- una malattia;
- un periodo difficile al lavoro.
In quel momento il tuo sistema nervoso ha imparato ad associare l'andare a letto al pericolo, all'allerta. E anche quando quel periodo è finito, anche quando torni a dormire bene per settimane o mesi, quella traccia resta lì. Silenziosa, come una specie di impronta.
Non ti disturba più, magari non ci pensi nemmeno. Finché qualcosa non la riattiva: un nuovo periodo di stress, un pensiero, una sensazione fisica simile a quella di allora.
Perché sembra di essere tornati al punto di partenza
Quando quell'impronta si riattiva non torna solo il problema del sonno. Tornano anche le sensazioni, i pensieri e la paura di non dormire che avevi provato la prima volta. Ecco perché sembra di essere tornati da capo, con la stessa intensità del primo giorno.
Ma non è così. Il tuo corpo non ha perso la capacità di dormire e non si è rotto di nuovo. Si sta semplicemente riattivando un vecchio schema di allerta davanti a un pericolo che potrebbe ripresentarsi.
Come reagire alle notti difficili quando l'insonnia ritorna
Allora fermati un attimo e chiediti: quando per qualche notte torno ad avere difficoltà a dormire, come reagisco in quel preciso momento?
Ci sono due strade possibili.
- La reazione di controllo. Ti butti di nuovo a capofitto nel controllo. Conti le ore che ti restano da dormire, ricontrolli l'orario, ti agiti nel letto cercando disperatamente di riaddormentarti. E ti convinci che è ricominciato tutto e che stavolta sarà anche peggio.
- La reazione di fiducia. Riesci a fermarti e a dirti: "Ok, questa è una di quelle notti difficili, ma non è la fine del mondo. Non sono tornato al punto di partenza. Il mio corpo sa dormire, si sta solo riattivando qualcosa che con il tempo si disattiverà di nuovo".
È proprio qui che si gioca tutta la partita.
Ogni volta che combatti, rinforzi la vecchia reazione
Se ogni volta che la difficoltà a dormire si ripresenta reagisci con la stessa paura e lo stesso controllo di prima, stai involontariamente rinforzando quella vecchia reazione disfunzionale. La stai trattando come qualcosa di reale e pericoloso.
Se invece impari ad accogliere quella notte storta senza combatterla, senza caricarla di significati catastrofici, ogni volta la indebolisci un po' di più.
È un paradosso che trova conferma ogni giorno nel mio lavoro: chi smette di lottare contro il sonno è proprio chi lo ritrova più in fretta.
Ricaduta dopo la terapia cognitivo-comportamentale: la storia di Gabriele
Capisco che detto così possa sembrare astratto, quindi ti faccio un esempio concreto.
Gabriele mi ha contattato qualche anno fa, dopo aver seguito un percorso di terapia cognitivo-comportamentale per l'insonnia. All'inizio quel percorso lo aveva aiutato e il suo sonno era migliorato. Ma dopo un po' di tempo l'insonnia era tornata, quasi come se non avesse fatto nulla.
Si sentiva perso, perché aveva applicato tutte le tecniche che gli erano state insegnate, eppure il problema si era ripresentato.
Quello che mancava era proprio ciò di cui ti sto parlando. Si era lavorato solo sui comportamenti, sugli orari e sulle abitudini, ma non sulla paura di fondo, sull'ansia che il suo sistema nervoso continuava a portarsi dietro. E quando quella paura non viene affrontata alla radice, basta un periodo di stress o un imprevisto per far accendere tutto da capo.
Lavorando insieme abbiamo affrontato proprio quella reazione di allerta che si riattivava. Non si è trattato solo di dormire meglio per un periodo, ma di cambiare davvero il rapporto con il sonno, in modo che anche le notti difficili non facessero più paura.
Insonnia che va e viene da anni: la storia di Anita
Una riattivazione simile, in modo diverso, l'ha vissuta anche Anita. Quando mi ha contattato soffriva di insonnia da 30 anni, non in modo continuativo ma con alti e bassi.
Il suo sonno era migliorato parecchio rispetto all'inizio, e lavorare in smart working dopo il lockdown l'aveva aiutata molto. Ma quando, all'inizio del 2022, in azienda si è tornati a lavorare in presenza, la sua paura di non dormire è ripartita a mille. Quasi come se non avesse fatto nessun passo avanti. È tornata a fare ricerche disperate su internet, esattamente come all'inizio del suo problema.
Grazie al percorso fatto insieme, la cosa decisiva non è stata eliminare quella riattivazione. Davanti a un cambiamento reale nella routine è normalissimo che il sistema nervoso si riattivi un po'. La cosa decisiva è stata capire cosa stava succedendo e non lasciarsi risucchiare di nuovo nel vecchio circolo del controllo sul sonno.
E infatti, superato quel momento, il suo sonno è tornato stabile. E quella riattivazione, una volta capita, ha perso la sua forza.
Una notte in bianco non cancella i tuoi progressi
Se ci pensi bene, questo meccanismo non riguarda solo il sonno. Capita anche in altri ambiti della vita.
Pensa a chi ha superato una paura importante, magari la paura di volare o di parlare in pubblico. Poi, in un momento di stanchezza o di forte stress, quella vecchia paura torna a fare capolino. Non significa che il lavoro fatto non sia servito. Significa solo che il cervello, in certe condizioni, ripercorre vecchie strade già battute, perché gli sono più familiari.
La vera soluzione non è l'assenza totale di queste riattivazioni. È il modo sempre più tranquillo e leggero con cui impari ad attraversarle.
Per questo, quando l'insonnia torna dopo un periodo di miglioramento, il tuo primo pensiero non deve essere "sono di nuovo rotto". Ma piuttosto:
- "Cosa sta succedendo nel mio sistema nervoso in questo momento?"
- "Come posso rispondere in modo diverso rispetto a prima?"
Detta così sembra semplice. Ma so bene che nel pieno di una notte in bianco, con l'ansia che sale, non è affatto facile metterlo in pratica da soli, senza una guida che ti aiuti passo dopo passo a riconoscere questi meccanismi e a comportarti nel modo giusto.
Domande frequenti
Se l'insonnia è tornata vuol dire che sono tornato al punto di partenza?
No. Il tuo corpo non ha perso la capacità di dormire. Si sta riattivando un vecchio schema di allerta che il sistema nervoso ha imparato in passato e che, con il tempo, si disattiva di nuovo.
Perché l'insonnia torna anche senza un motivo apparente?
Spesso a riattivarla basta poco: un nuovo periodo di stress, un pensiero o una sensazione fisica simile a quella che hai vissuto quando è cominciata. Quella traccia resta silenziosa finché qualcosa non la risveglia.
Cosa devo fare durante una notte difficile?
Evita di contare le ore che ti restano, di guardare l'orario e di sforzarti di riaddormentarti. Riconosci che è una notte storta, non la fine del mondo, e accoglila senza combatterla.
La terapia cognitivo-comportamentale basta a evitare le ricadute?
Nel caso di Gabriele aveva aiutato all'inizio, ma l'insonnia era tornata perché si era lavorato solo su orari e abitudini. Per lui è stato decisivo affrontare anche la paura di fondo legata al sonno.
Vuoi smettere di temere il ritorno dell'insonnia?
Quando l'insonnia ritorna non sei da capo: è un vecchio allarme che si riaccende, e il modo in cui rispondi decide se si rinforza o si spegne.
Se vuoi il mio aiuto per liberarti della paura di non riuscire a dormire, anche se l'insonnia ti accompagna da anni o è già tornata più di una volta, prenota una chiamata strategica gratuita di 30 minuti. Insieme a me o a un mio collaboratore capiremo in che modo il tuo sistema nervoso sta bloccando il tuo sonno e valuteremo se il percorso Sonno Facile è adatto a te.

